Realismo in cambio di rigore
Oramai nell’Eurozona vi è una diffusa recessione che si accompagna a un’alta disoccupazione e alla flessione della produzione industriale. Il tasso di disoccupazione italiano a febbraio ha visto un lieve miglioramento sul mese precedente (dall’11,7 all’11,6 per cento). Nell’Eurozona, i disoccupati sono aumentati a febbraio di 33 mila unità rispetto a gennaio, portando il tasso di disoccupazione al record del 12 per cento. L’Italia, grazie alla cassa integrazione, ha ancora una disoccupazione sotto la media europea, ma il nostro indice manifatturiero di marzo è sceso a 44,5 punti contro i 45,8 di febbraio (mentre solo il superamento dei 50 punti dimostra la ripresa dell’attività economica).
11 AGO 20

Oramai nell’Eurozona vi è una diffusa recessione che si accompagna a un’alta disoccupazione e alla flessione della produzione industriale. Il tasso di disoccupazione italiano a febbraio ha visto un lieve miglioramento sul mese precedente (dall’11,7 all’11,6 per cento). Nell’Eurozona, i disoccupati sono aumentati a febbraio di 33 mila unità rispetto a gennaio, portando il tasso di disoccupazione al record del 12 per cento. L’Italia, grazie alla cassa integrazione, ha ancora una disoccupazione sotto la media europea, ma il nostro indice manifatturiero di marzo è sceso a 44,5 punti contro i 45,8 di febbraio (mentre solo il superamento dei 50 punti dimostra la ripresa dell’attività economica). La media europea è a 46,8 punti, la locomotiva tedesca è arretrata a 49. Cifre disastrose che indicano come la politica fiscale europea, imposta dalla Germania, sia sbagliata, e che oramai tale approccio vada anche contro gli interessi di Berlino, sebbene i tedeschi per ora non se ne rendano conto perché la loro disoccupazione non è mai stata così bassa: il 5,4 per cento soltanto, con quella giovanile più alta di soli due punti.
Eppure ieri la Commissione europea ci ha tenuto a precisare che non ha mai “annunciato l’intenzione di proporre” una “riflessione sull’estensione” del tempo per rispettare gli impegni di bilancio per altri paesi come Italia e Olanda, ha detto il portavoce dell’esecutivo Ue. “Abbiamo indicato la nostra apertura a riflettere” in questo senso – ha aggiunto – per i casi di Spagna, Francia e Portogallo. L’Italia non ha peraltro mai chiesto di prolungare il periodo di tempo stabilito per raggiungere gli obiettivi di bilancio. Già quest’anno raggiungeremo infatti il pareggio in termini strutturali. Il governo Monti, però, così come quello che dovesse seguire, farà bene a mettere in chiaro di volersi avvalere pienamente dell’apertura europea sulle spese per i pagamenti ritardati alle imprese e, in prospettiva, della possibilità di “scontare” dalle valutazioni del deficit eventuali spese per investimenti produttivi. Altrimenti, senza un rallentamento ragionato della ossessiva politica di riduzione del deficit di bilancio, occorrerebbe ancora una volta un’azione monetaria espansiva da parte della Banca centrale europea per ridurre la stretta creditizia che attanaglia proprio gli stati più impegnati con politiche fiscali di rigore.